In un’epoca di trasformazioni tecnologiche rapide, tensioni sul costo della vita e crisi climatica che impattano sulle condizioni del lavoro, la sostenibilità di un’azienda passa anche dal dialogo continuo con la forza lavoro. Ascoltarla non è un gesto in chiave reputazionale, ma un presupposto strategico: significa costruire fiducia, proteggere competenze, ridurre rischi e attivare potenzialità che nessun algoritmo può sostituire.
Per una utility pubblica che opera su infrastrutture essenziali, questa responsabilità si amplifica. La continuità del servizio dipende da team coesi, da conoscenze tecniche custodite e tramandate, da una cultura che tuteli sicurezza e dignità. Investire nel benessere delle persone non è dunque un beneficio accessorio, è parte integrante della capacità industriale. E il coinvolgimento diventa, a tutti gli effetti, una misura di resilienza.
Nel servizio idrico integrato, il procurement rappresenta una leva strategica. Ogni investimento in infrastrutture, impianti o tecnologie coinvolge infatti una filiera ampia e articolata di imprese.
Per questo motivo CAP ha adottato lo standard internazionale ISO 20400, dedicato agli approvvigionamenti sostenibili. Lo standard consente di integrare principi ambientali, sociali e di governance nelle politiche di acquisto e di rafforzare l’attenzione agli impatti lungo tutta la catena del valore.
La sostenibilità viene quindi considerata come un elemento strutturale che orienta le decisioni di selezione e gestione dei fornitori.
A supporto di questo processo, il Gruppo utilizza un sistema di Vendor Rating che valuta le performance dei fornitori attraverso indicatori ambientali, sociali e di governance. Il punteggio ottenuto entra nel sistema di selezione delle procedure pubbliche e consente di monitorare nel tempo l’evoluzione delle performance di sostenibilità della filiera.
Oltre agli standard internazionali adottati, il rapporto con i fornitori è regolato da un sistema strutturato di governance. Nella selezione dei partner industriali, Gruppo CAP applica infatti il Codice dei contratti pubblici, in quanto opera nei cosiddetti “settori speciali” definiti dalla normativa europea e italiana. I fornitori che partecipano alle gare o si iscrivono all’Albo Fornitori sottoscrivono la Politica Integrata e l’Informativa sugli appalti, assicurando la piena consapevolezza e accettazione delle policy aziendali.
Allo stesso tempo, i partner della filiera si impegnano a rispettare i principi contenuti nella Politica di diversità, equità, inclusione e pari opportunità, oltre a essere informati sulle disposizioni del D.lgs. 231/2001 e sull’“Impegno Etico” adottato dal Gruppo. Questo sistema consente di estendere i valori organizzativi anche alle imprese che collaborano con la utility.
Il sistema di Vendor Rating rappresenta uno degli strumenti principali di monitoraggio della sostenibilità della filiera. Il punteggio attribuito ai fornitori include indicatori ambientali e sociali coerenti con il Piano di Sostenibilità del Gruppo e con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU (SDGs).
La valutazione avviene in due momenti distinti:
Questo meccanismo consente di monitorare nel tempo l’evoluzione delle performance dei fornitori e di registrare eventuali non conformità, che possono influenzare il punteggio complessivo.
La rendicontazione di sostenibilità del Gruppo mostra come questo approccio stia producendo risultati concreti.
Nel 2024 risultano 1.252 fornitori iscritti al sistema di qualificazione, che rappresentano la rete di partner industriali coinvolti nelle attività del Gruppo.
Una parte significativa di questi fornitori è stata valutata anche sulla base di criteri di sostenibilità ambientale e sociale.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Fornitori qualificati con criteri di sostenibilità | 781 |
| Totale fornitori | 1.252 |
| Quota fornitori qualificati ESG | 62,38% |
I criteri utilizzati per la valutazione comprendono diversi parametri legati alla sostenibilità, tra cui certificazioni ambientali e sociali, politiche di inclusione, programmi di welfare e iniziative di responsabilità sociale. Tra questi figurano, ad esempio:
Questo sistema consente di orientare progressivamente la filiera verso standard più elevati di responsabilità ambientale e sociale.
Un secondo indicatore rilevante riguarda l’integrazione dei criteri di sostenibilità nelle procedure di gara.
Nel 2024 la maggior parte degli appalti aggiudicati con il criterio dell’Offerta Economicamente Più Vantaggiosa (OEPV) ha integrato anche criteri di Green Public Procurement (GPP).
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Appalti gestiti secondo standard GPP | 41 |
| Appalti totali con criterio OEPV | 55 |
| Percentuale appalti con criteri GPP | 74,55% |
Il Green Public Procurement consente di includere criteri ambientali e di sostenibilità nella valutazione tecnica delle offerte, andando oltre il semplice confronto economico. In questo modo la selezione dei fornitori tiene conto non solo del prezzo, ma anche della qualità e degli impatti ambientali delle soluzioni proposte.
La strategia di CAP non si limita alla selezione dei fornitori. L’obiettivo è costruire nel tempo un percorso condiviso di miglioramento lungo tutta la filiera.
Allo stesso tempo vengono promossi momenti di confronto con i partner della filiera, come il Supplier Day, dedicato alla condivisione delle strategie di acquisto responsabile e degli obiettivi di sostenibilità.
Per rafforzare il percorso di sostenibilità della filiera, CAP ha introdotto anche gli Accordi di Collaborazione nei principali Accordi Quadro. Si tratta di strumenti che incentivano comportamenti responsabili lungo tutta la catena produttiva e che mirano a rafforzare la cooperazione tra le imprese coinvolte, migliorare l’efficienza dei contratti e prevenire possibili conflitti durante l’esecuzione dei lavori.
Attraverso questi accordi, il Gruppo ha definito dieci obiettivi legati a sostenibilità ambientale, sicurezza sul lavoro, legalità e inclusione sociale, oltre alla promozione della partecipazione delle piccole e medie imprese. Il raggiungimento degli obiettivi può generare premialità per gli appaltatori, tra cui opportunità contrattuali aggiuntive e un miglioramento della posizione nell’Albo fornitori.
La supply chain di una utility pubblica non è solo un insieme di fornitori. È parte integrante dell’ecosistema economico e sociale del territorio.
Gran parte dei fornitori attivi opera, infatti, nel territorio servito dal Gruppo o nel contesto regionale lombardo, contribuendo alla creazione di valore economico locale e alla diffusione di competenze lungo la filiera.
In questo senso, promuovere una supply chain sostenibile significa rafforzare l’intero sistema produttivo che ruota attorno al servizio idrico: imprese, innovazione tecnologica e capitale umano.
La sostenibilità diventa così una responsabilità condivisa. Non riguarda solo l’azienda che gestisce il servizio, ma tutte le organizzazioni che contribuiscono alla sua realizzazione.
Ed è proprio nella capacità di costruire relazioni solide, trasparenti e orientate al miglioramento continuo che si gioca una parte importante della transizione verso un modello industriale più sostenibile.



Appalti pubblici e sostenibilità: la filiera come leva di cambiamento. Conversazione con Sara Valaguzza, professoressa di Diritto amministrativo e fondatrice dello Studio Valaguzza.
Coesistono una serie di motivi normativi, economici e di policy pubblica. Qui la normativa è sensibile – anche se credo ancora non abbastanza – all’osservazione della realtà: il processo di transizione ecologica è necessariamente dinamico e verticale, se non vuole limitarsi al green washing. Per realizzarsi compiutamente ha necessità di essere promosso non solo come politica delle singole aziende, ma diventando linea strategica del processo produttivo considerato nel suo complesso.
Affinché ciò avvenga, aiuta molto che il cliente pubblico si faccia promotore di processi virtuosi che premino prodotti o azioni collaborative dell’intera catena di fornitura, oltre a determinare obbligatori parametri di conversione ecologica.
Ovviamente questa logica viene tanto più valorizzata quanto più sia tenga conto, anche in fase di procedura selettiva per il miglior offerente, delle dimensione della filiera stessa: in questo senso, per esempio, si sta guardando con molto interesse all’utilizzo del nuovo strumento previsto dalla normativa degli accordi collaborativi, che consentono agli operatori economici di presentarsi alle amministrazioni aggregando subappaltatori, subcontraenti e fornitori, unendo appunto gli sforzi della filiera per raggiungere anche obiettivi di carattere ambientale e sociale.
Le gare e i contratti pubblici, dato il loro impatto sul PIL degli Stati Membri, possono diventare un potentissimo strumento per forgiare la politica industriale dell’Unione europea. Dalle consultazioni pubbliche sulla riforma delle Direttive appalti e concessioni – che dovrebbe portare, quest’anno, ad approvare le nuove regole del settore – pare proprio che si stia andando verso un’ulteriore valorizzazione delle filiere trasparenti e responsabili pur stimolando l’innovazione.
I sistemi di rating e gli indicatori ESG possono aiutare le imprese ad allineare i propri processi organizzativi e le proprie prassi alle normative europee (in particolare, la recente normativa CSDDD o CS3D) e ad ottenere una maggiore tracciabilità e trasparenza della supply chain. Tra i vantaggi dal punto di vista organizzativo si annoverano uno stimolo al miglioramento continuo e il rafforzamento delle relazioni di filiera.
Certo, il richiamo alle certificazioni e ai sistemi di rating nelle gare si pone sempre in bilico tra le esigenze di concorrenza e la necessità di aprire i mercati alle MPMI e questi sistemi virtuosi i cui costi, però, non sono ancora interamente digeriti dal mercato specialmente dei piccoli operatori. Si tratta dunque di usarli in maniera consapevole, per esempio richiamandoli come criteri premiali più che come requisiti di partecipazione.
Sarebbe anche interessante prevedere standard di quotazione uniformi per le attività di certificazione, in modo da evitare che costi eccessivi siano caricati sulle MPMI che vogliano pure essere virtuose.
Il ruolo è decisivo. Io penso che prevedere misure di impatto non solo ambientali, ma appunto sociali, sia il vero nodo cruciale del momento. Finalmente si ha la consapevolezza – e anche la legittimazione ex lege – che il mercato pubblico è in grado di perseguire obiettivi collaterali a quelli dell’appalto in senso stretto. In pratica, il contraente pubblico, mentre appalta, può analizzare anche come migliorare la sensibilità delle imprese al contesto sociale ed ambientale e prevedere target sociali ed ambientali ulteriori a quelli minimi di legge.
Per questa via, si realizza proprio quella missione istituzionale che i soggetti pubblici hanno, prima ancora dell’essere committenti, per derivare la loro legittimazione della politica, cioè dall’azione orientata al bene comune.
Il timore che l’introduzione di criteri di sostenibilità negli appalti renda le procedure più complesse è abbastanza diffuso, ma c’è differenza tra complessità e complicazione. L’introduzione di questi criteri non complica necessariamente le procedure: se ben progettati, essi possono migliorare la qualità, l’efficienza e la trasparenza degli appalti pubblici. A tal proposito, i criteri adottati non devono risultare troppo vaghi o non verificabili. Per questo motivo, può risultare particolarmente utile l’ingegnerizzazione di modelli standard per i documenti da porre a base di gara, che possano adeguarsi alle diverse esigenze di spesa pubblica. Come per tutte le sfide che le amministrazioni si trovano ad affrontare nella contemporaneità, gioca un ruolo fondamentale assicurare un’adeguata formazione del personale incaricato di gestire le procedure di gara.
Come anticipavo, le direttive europee sugli appalti pubblici e le concessioni sono in corso di revisione. Il nuovo testo è previsto per la seconda metà del 2026. I mutamenti della situazione geopolitica globale hanno richiesto alla Commissione europea di prendere una posizione che essa stessa definisce “identitaria”, proprio richiamando l’importanza della cura dell’ambiente e dei principi di inclusione e socialità. In diversi documenti degli organismi europei si legge chiaramente questo concetto: chi condivide i valori europei può essere un player del mercato unico, chi non li condivide non può concorrere.