La cifra dell'impatto
13/05/2026

Per non perdere neanche una goccia

«L’acqua è la forza motrice di tutta la natura». Quando Leonardo Da Vinci, uno degli italiani più famosi di tutti i tempi, pronunciava queste parole, gli esseri umani che popolavano il mondo erano meno di mezzo miliardo. Oggi siamo più di otto miliardi, e tra quindici anni al mondo gli uomini e le donne saranno più di nove miliardi. Sempre più numerosi e longevi, in un mondo sempre più caldo, e nel quale le nuove rivoluzioni produttive e industriali, legate all’uso estensivo dell’Intelligenza artificiale, richiederanno sempre più energia e più acqua.

La “forza motrice della natura”, descritta dal genio di Leonardo, sarà dunque una risorsa sempre più preziosa e scarsa. Lo dicono le Nazioni Unite, che con la Risoluzione 64/292 del 2010, hanno riconosciuto l’accesso all’acqua come diritto umano fondamentale riconoscendo contestualmente i crescenti rischi legati alla risorsa idrica, mentre vari organismi internazionali segnalano un sempre più marcato squilibrio tra domanda e disponibilità. Eppure, di acqua già trattata, distribuita e pagata dalla collettività, il mondo continua a perderne, mentre anche la Banca Mondiale ricorda che ridurre la dispersione sarebbe la via più efficace ed economica per fronteggiare la scarsità.


Un’Europa a due velocità

Nel contesto europeo, il quadro della dispersione idrica restituisce una fotografia fortemente disomogenea, che riflette differenze strutturali nella qualità delle infrastrutture, nella governance e nei livelli di investimento. Secondo la Commissione Europea e l’International Water Association, in media nell’Unione si perde tra il 20% e il 25% dell’acqua immessa in rete. Dentro a questi valori medi, si nasconde un divario significativo tra Paesi. Da un lato, le best practice del Nord Europa — come Paesi Bassi, Germania e Danimarca — registrano livelli di dispersione contenuti, spesso inferiori al 10%, con perdite lineari nell’ordine di pochi metri cubi per chilometro al giorno, grazie a reti capillarmente monitorate, manutenzione preventiva e modelli gestionali maturi.

Dall’altro lato, persistono situazioni critiche, soprattutto in alcune aree: in Paesi come Bulgaria e Irlanda le perdite superano frequentemente il 50%, mentre in Italia si attestano stabilmente intorno al 40%, con valori lineari tra i più elevati del continente. Ne emerge una linea di frattura netta: da una parte sistemi idrici che hanno già internalizzato l’efficienza come prerequisito, dall’altra contesti in cui la dispersione rappresenta ancora una componente strutturale del servizio. In questo scenario, la riduzione delle perdite non è più soltanto una questione tecnica, ma un indicatore della capacità dei sistemi-paese di gestire in modo sostenibile una risorsa sempre più scarsa.


La mappa delle perdite in Italia 

In Italia, la dispersione idrica rappresenta una criticità strutturale che attraversa l’intero territorio nazionale, con intensità molto diverse tra le aree. Secondo ISTAT, all’ultimo aggiornamento del 2022, si perde il 42,4% dell’acqua immessa in rete, un valore in sensibile peggioramento dalla fine degli anni Novanta, quando si attestava intorno al 32%. Il trend degli ultimi decenni mostra infatti un progressivo peggioramento: stabile fino ai primi anni 2000, in crescita dopo il 2010, fino a stabilizzarsi su livelli elevati nell’ultimo quinquennio. Come in Europa, anche nel nostro Paese, emerge un’evidente disomogeneità territoriale: nel Mezzogiorno si registrano le situazioni più critiche, con regioni come Sicilia e Sardegna spesso oltre il 50%, mentre nel Centro i valori restano elevati ma più contenuti. Il Nord presenta performance migliori, trainato da alcune aree urbane, ma comunque generalmente distanti dagli standard europei più avanzati, con perdite frequentemente superiori al 30%. Anche l’indicatore lineare conferma la pressione sul sistema: circa 40 m³/km/giorno, tra i più alti in Europa. Ne deriva un quadro in cui la dispersione non è un’anomalia locale, ma una componente strutturale del servizio idrico nazionale. Anche le regioni virtuose rispetto alla media nazionale – ad esempio la Lombardia, con il 23,4% – restano comunque sopra la media delle best practice europee. Negli ultimi anni, successivi al 2022 e in assenza di rilevazioni puntuali più aggiornate sulle perdite, i dati nazionali hanno riportato il prelievo complessivo più basso degli ultimi 25 anni, con 8,87 miliardi m³ prelevati.

Un segnale di possibili riduzioni della dispersione, da un lato, ma anche, potenzialmente, una conseguenza dei razionamenti dovuti a scarsità e problemi di rete, e a un utilizzo sempre più consapevole e attento da parte della cittadinanza. Sempre l’ISTAT, infatti, segnala che nel 2024 oltre un milione di persone in Italia hanno sperimentato razionamenti, mentre nel 2025 oltre 10 milioni di famiglie hanno subito disservizi, in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti.

Insomma, tutto dice di un quadro di grande fragilità nazionale complessiva, che è stato infatti preso in considerazione nella costruzione nel contesto del piano Next Generation Europe, con la destinazione di oltre 2 miliardi dei fondi PNRR per rafforzare il sistema idrico nazionale. Circa il 40% di queste risorse sono state destinate al Sud e alle isole, e le richieste dei territori sono state ampiamente superiori ai fondi disponibili, a testimonianza di un’esigenza di investimento diffusa e capillare.


Le buone pratiche di Gruppo CAP

In questo contesto, può essere interessante analizzare l’esperienza di Gruppo CAP, la multiutility green che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano e in alcune porzioni di altre province limitrofe, arrivando nelle case di due milioni e mezzo di persone attraverso una rete estesa per circa 6500 chilometri. L’attività di CAP, in questo quadro, è rilevante sia dal punto di vista del percorso di riduzione delle perdite perseguito lungo gli anni, sia per quanto riguarda la destinazione dei Fondi PNRR.

In questa tabella, tratta dalla Rendicontazione di Sostenibilità di CAP, è possibile vedere i progressi lungo gli anni nel contenimento delle perdite, classificate secondo i parametri definiti dall’ARERA, in M1a (perdite lineari della rete), e in M1b (percentuali di perdite rispetto al volume idrico in ingresso).

Come si vede, il percorso di attenzione alla riduzione delle perdite è risalente ed efficace e, secondo entrambi gli indicatori, la strategia di Gruppo CAP ha dato costantemente buoni risultati. Su questo lavoro di lungo periodo, nel 2023 si è innestata in modo naturale l’opportunità del PNRR, che dedicava uno specifico capitolo di spesa alla “Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti”. CAP, assieme ad ATO Città metropolitana di Milano, ha ricevuto un finanziamento di 42,5 milioni di euro, destinati a integrare un investimento complessivo di 80 milioni che punta al completamento del 100% della distrettualizzazione, cioè della suddivisione di una rete idrica estesa in aree più piccole, omogenee e gestibili, che permette di monitorare i flussi, gestire le pressioni e individuare tempestivamente perdite, ottimizzando la manutenzione. Il processo si è concluso entro il 31 dicembre 2025, in anticipo sulla scadenza-obiettivo del 31 marzo 2026, e questo in prospettiva contribuirà a rendere possibile un ulteriore contenimento delle perdite idriche, anche attraverso la sempre miglior gestione delle pressioni nella rete idrica, fino al raggiungimento dell’obiettivo di 12 mc/km/giorno entro il 2033.


35 mila contatori sostituiti e oltre 
2 mila km di rete scandagliati

Nel 2025, Gruppo CAP, nell’ambito del “Piano di ricerca, recupero e controllo delle perdite idriche”, ha sostituito 35.290 contatori, tra i quali 31.447 contatori di utenza di piccolo diametro (di cui 15.595 contatori smart sostituiti nell’ambito del progetto PNRR), 3.843 contatori di grande diametro, con un investimento di 7.483.665 €. Il progetto di sostituzione dei contatori, in continuità con la campagna iniziata nel 2015, prevede un impegno di 50.693.745 euro nel periodo 2025-2033. 

Perseguendo lo stesso capillare sforzo di riduzione delle perdite, sono stati sottoposti a ricerca perdite nell’ambito dell’ATO di Milano 2.116 km di rete, con l’individuazione contestuale di 304 perdite occulte attraverso il monitoraggio permanente ed esteso attuato tramite la tecnologia implementata grazie al PNRR, oltre alle consuete tecniche elettroacustiche. 

A completamento di una strategia che punta alla riduzione della dispersione e alla lotta allo spreco idrico, il Gruppo mette al centro delle sue scelte l’obiettivo del più ampio riuso delle acque reflue depurate, sia in agricoltura sia per i servizi industriali. 


La “forza del mondo” inizia da qui

Siamo partiti, in questo piccolo viaggio, dalle parole visionarie di Leonardo Da Vinci. Senza acqua, il mondo si ferma e l’umanità e tutti gli esseri viventi muoiono. Viviamo un tempo nel quale la sfida è diventata concreta, attuale: ce l’abbiamo davanti, e tutto attorno. Non è più teoria, è realtà quotidiana, cronaca, emergenza costante. A volte si manifesta coi razionamenti e la scarsità. All’improvviso invece l’acqua invade le case e le città di colpo, troppa, troppo in fretta. Attorno all’acqua si gioca dunque una delle partite vitali della transizione, e questa partita la dobbiamo giocare noi umani. L’impegno per non disperdere una risorsa vitale passa per investimenti oculati e di lungo periodo, per la responsabilità di enti pubblici e aziende e per la coscienza di ciascuno di noi, ormai abituati a pensarci come consumatori. Ecco, il consumo dell’acqua, del suolo, delle risorse naturali ci ricorda che quello del “consumare” è un comportamento che richiede responsabilità e misura: quello che si deve a chi verrà dopo, a chi resterà quando non ci saremo più, a chi già divide con noi il mondo e ha meno di noi. Per questo, ogni euro investito per non disperdere acqua è un euro speso bene, e potremmo rendercene conto molto prima di quanto pensiamo.


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