Geografie dell'acqua
13/05/2026

C’è vita in Centrale

Aprire i rubinetti, o la doccia. Uno dei gesti che facciamo con più frequenza e facilità, durante una giornata, ventiquattro ore al giorno. A casa, al lavoro, in vacanza, mentre viaggiamo. A volte ci laviamo le mani, ci rinfreschiamo nel caldo estivo o beviamo senza neanche bisogno di “aprire”, quando incontriamo una fontanella in un parco. Un gesto così scontato, ormai abituale, che ci porta a dimenticare quanto preziosa sia l’acqua, e quanto la sua disponibilità come fonte di vita sana, sicura e potabile non sia sempre stata scontata, e non lo sia ovunque al mondo e nemmeno nel nostro Paese, nemmeno oggi. Nella memoria di chi era bambino nei primi anni Sessanta del secolo scorso, ad esempio, è diffusa l’esperienza del pozzo in cortile, e dell’acqua in casa che arriva, come una vera e propria scoperta, nel corso di quel decennio, in ritardo sul boom economico. Del resto, una delle canzoni più celebri del Novecento italiano, Il Ragazzo della Via Gluck, racconta in quegli anni il privilegio tutto urbano di chi poteva lavarsi “in casa senza andare giù nel cortile”.

Il viaggio che ha portato l’umanità, e la sua parte più fortunata, a godere con tanta facilità di questo bene è stato lungo. Come lungo è il cammino che porta l’acqua dall’ambiente alle nostre case, passando per un percorso articolato di potabilizzazione. In questo tragitto che, dalle falde alle sorgenti, arriva fino ai rubinetti, un posto fondamentale è occupato dal processo della potabilizzazione, e dalle centrali nelle quali avviene, che costituiscono allo stesso tempo il cuore e il sistema nervoso di quel corpo vitale che è il sistema idrico di un territorio. Proprio come in un corpo umano, è fondamentale che queste funzioni siano efficienti e sorvegliate.  Ed è esattamente quello che succede nelle Centrali, luoghi ormai totalmente automatizzati e governati da remoto, che garantiscono la potabilizzazione e la distribuzione dell’acqua a centinaia di migliaia di persone, lavorando ogni istante, ventiquattro ore al giorno.


La Centrale, anima della rete

All’interno del ciclo dell’acqua e della rete degli acquedotti, le Centrali di potabilizzazione ricoprono ovviamente un ruolo decisivo. L’acqua che viene captata dai pozzi, profondi e superficiali, potrebbe aver bisogno di essere resa potabile. I trattamenti sono ovviamente diversi e specifici a seconda della provenienza e dalla qualità dell’acqua stessa. Nell’acqua captata dai pozzi profondi sono presenti ferro – manganese – arsenico, serve quindi, un processo di ossidazione tramite, dapprima, il passaggio dell’acqua in serbatoio di accumulo per garantire il tempo di contatto e la successiva filtrazione a sabbia per rimuovere le sostanze ossidate. Diversamente, l’acqua captata dai pozzi “superficiali” contiene principalmente contaminati come solventi e microinquinanti, per questo motivo è sufficiente l’assorbimento tramite filtri a carbone attivo. Infine l’acqua potabile viene accumulata in grandi vasche o serbatoio pensili, ultimo passaggio prima del rilancio verso la rete idrica che poi porta l’acqua nelle case, nelle aziende e negli esercizi commerciali. È dunque al termine di un procedimento articolato e altamente tecnologizzato che l’acqua arriva alle persone.


Le Centrali di Gruppo CAP

Per garantire che l’acqua sia sicura al cento per cento, e che il procedimento non sperimenti buchi o imprevisti, le centrali lavorano tutti i giorni, tutti i minuti dell’anno. Naturalmente, lo sguardo vigile ed esperto di tecnici e responsabili segue da remoto tutti i passaggi, controlla, sorveglia, interviene quando serve. “È tutto telecontrollato: possiamo seguire ogni pozzo, filtro e potabilizzazione perfettamente da remoto, monitorando tutti i dati di trattamento ed erogazione di ogni pozzo in tempo reale”, spiega Valentina Caruso, ingegnere di CAP che ci accompagna all’interno di una delle Centrali del Gruppo, quella di Pozzuolo Martesana.

Le centrali CAP di Pozzuolo e di Trezzo sull’Adda, attive ormai da anni, provvedono all’acqua potabile di 40 comuni e di centinaia di migliaia di cittadini. Particolarmente rilevante, nella scelta della localizzazione delle centrali, è stata la collocazione in territori ricchi di acqua e favorevoli alla connessione con le dorsali idriche. L’obiettivo è raccogliere e potabilizzare l’acqua dove abbonda, per portarla in zone spesso esposte a rischi di scarsità, come per il territorio brianzolo, servito appunto dall’acqua potabilizzata a Trezzo.

Un altro tassello della strategia del Gruppo sarà aggiunto con il completamento della Centrale di Cornaredo. I lavori sono iniziati nel 2025, e si prevede che il nuovo polo sarà operativo tra il 2028 e il 2029. L’importanza di quest’opera è evidente anzitutto guardando i numeri: saranno infatti circa mezzo milione i cittadini che beneficeranno della “acqua di Cornaredo”. Infatti, a complemento dell’opera, sarà realizzata la Dorsale idrica del Nord Milano: diciannove chilometri di tubi in acciaio che collegheranno Cornaredo con i principali comuni del nord milanese, un arco che da Ovest a Est comprende Rho, Bollate, Arese, Baranzate, Pero, Cusano Milanino, Bresso, Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni, lungo tutta la zona nord della città . Una vera e propria città nella Città metropolitana, con i comuni che ospitano la Fiera e una grande densità abitativa e produttiva, e che vedrà ottimizzato il proprio accesso idrico, grazie a un investimento pubblico di 12,7 milioni, che si aggiungono dunque ai 30 milioni investiti per la Centrale di Trezzo attiva ormai da dieci anni, e ai continui sforzi finanziari che un servizio pubblico essenziale richiede per continuare a essere erogato in maniera capillare e sicura.


L’innovazione e la cura per l’acqua di tutti

Il lavoro delle centrali, naturalmente, si integra in un sistema di ricerca, sviluppo e analisi che si svolge anche al di fuori di esse. Nei 1200 metri quadrati di laboratori del Gruppo, garantiti dal certificato indipendente ACCREDIA,  i ricercatori svolgono quelli che la legge definisce gli “autocontrolli” per la verifica della qualità dell’acqua erogata nel rispetto di tutti i parametri chimici e microbiologici. In questo quadro, Gruppo CAP ha effettuato 25.378 prelievi eseguendo 1.191.653 determinazioni analitiche.

La qualità dell’acqua raccolta, potabilizzata e distribuita dal Gruppo, è certificata da un sistema diffuso di validazioni che integrano controlli esterni eseguiti da ATS e controlli interni condotti nel Centro Ricerche dell’Idroscalo. Il Centro, che conserva il nome “Salazzurra”, risalente a quando era una storica balera degli anni ‘50, ha sede all’interno del parco Idroscalo a Milano e costituisce il luogo nel quale industria, ricerca, attenzione alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare e trasparenza verso i cittadini si incontrano. Oltre a essere un Hub di ricerca e un luogo aperto a comitive di cittadini, Salazzurra ospita il laboratorio dell’acqua potabile, che ogni anno mette “l’etichetta” all’acqua che esce dalle centrali, che viene inviata a tutti gli utenti in bolletta. 
L’ultimo timbro su di un processo che inizia prima della captazione e finisce dopo l’ultimo utilizzo. E nel frattempo, è già ricominciato. 


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