Nel dibattito sulla sostenibilità globale si parla spesso di cambiamenti climatici, economia circolare e transizione energetica. Ma molte delle soluzioni nascono in realtà da esperienze profondamente radicate nei territori.
È il caso di Gruppo CAP, che negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di evoluzione da gestore locale del servizio idrico a green utility capace di integrare acqua, energia e ambiente in un unico modello industriale.
Oggi l’azienda gestisce il servizio idrico integrato in 154 comuni tra la Città metropolitana di Milano e alcune aree delle province di Monza e Brianza, Pavia, Como e Varese, servendo circa 2,5 milioni di abitanti per depurazione, acquedotto e fognatura.
Una dimensione territoriale che rende CAP uno dei principali operatori italiani del settore idrico e allo stesso tempo un laboratorio di innovazione per la gestione sostenibile delle risorse.
Negli ultimi anni CAP ha ampliato il proprio raggio d’azione, trasformandosi progressivamente in una green utility orientata all’economia circolare.
Questo significa non limitarsi alla gestione dell’acqua, ma valorizzare tutte le risorse che derivano dal ciclo idrico. I depuratori, ad esempio, non sono più soltanto infrastrutture di trattamento, ma veri e propri impianti di recupero di materia ed energia, dove fanghi e scarti possono essere trasformati in biometano, fertilizzanti o altre risorse utili.
Un approccio che si inserisce pienamente nelle strategie europee di transizione ecologica e che punta a ridurre gli impatti ambientali trasformando i rifiuti in nuove opportunità.
Per sostenere questa trasformazione il gruppo ha avviato un programma di investimenti significativo.
Il Piano Industriale 2025–2029 prevede interventi per 564 milioni di euro, destinati al potenziamento delle infrastrutture idriche, alla riduzione delle perdite, al miglioramento della qualità dell’acqua e all’adattamento del sistema fognario ai cambiamenti climatici.
Parallelamente, il piano punta anche alla decarbonizzazione delle attività aziendali, con obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con la Science Based Target Initiative: –42% delle emissioni Scope 1 e 2 e –25% delle emissioni Scope 3 entro il 2030.
La strategia include inoltre investimenti in energie rinnovabili, economia circolare e digitalizzazione delle infrastrutture.
Un elemento centrale della strategia è l’investimento in ricerca e sviluppo.
Gruppo CAP collabora con università, centri di ricerca e partner industriali su progetti che riguardano, tra gli altri, il recupero di risorse dai fanghi, la produzione di biometano, il monitoraggio delle microplastiche e l’analisi degli impatti del cambiamento climatico sulle falde.
Tra le attività più avanzate vi è anche lo sviluppo di modelli geospaziali e sistemi decisionali per prevedere l’evoluzione delle risorse idriche nel tempo, integrando dati meteorologici, idrologici e idrogeologici fino al 2050.
La gestione dell’acqua è per definizione una questione locale: riguarda territori specifici, bacini idrografici, infrastrutture concrete.
Eppure, è anche una delle sfide globali più rilevanti del nostro tempo. Sicurezza idrica, resilienza climatica ed economia circolare sono oggi temi centrali nelle politiche europee e internazionali.
In questo scenario, esperienze territoriali come quella di Gruppo CAP dimostrano come la transizione ecologica possa nascere dal livello locale e generare impatti più ampi, contribuendo a costruire modelli di gestione delle risorse replicabili in altri contesti.
È proprio qui che il locale diventa globale: quando la gestione quotidiana di una risorsa essenziale come l’acqua diventa parte di una strategia più ampia di sostenibilità e innovazione.
